Biogas, Italia leader mondiale grazie alla zootecnia

L’Italia è il terzo produttore di biogas al mondo, dopo Germania e Cina. Il contributo principale alla produzione di quest’energia pulita arriva dal settore zootecnico. Che, soprattutto attraverso gli allevamenti del centro-nord, valorizza gli scarti di macellazione, le acque reflue o la pollina per produrre energia elettrica e calore. I numeri del biogas nostrano in ambito agricolo (escluso quindi l’umido di origine domestica)? Solo negli ultimi 5 anni investimenti per oltre 4,5 miliardi di euro, creando al contempo 12.000 nuovi posti di lavoro stabili e altamente qualificati. E ancora: circa 1300 impianti per una potenza installata di 1000 MWe; una produzione di 7.400 GWh di energia elettrica. Gli allevamenti di animali da carne, più di altri, permettono inoltre l’utile distinzione tra Biogas “Fatto Bene” e mera “corsa agli incentivi”.

“Secondo le analisi di scenario tracciate da Althesys, il biogas agricolo andrà incontro a un processo di consolidamento. Entro il 2030 in Italia dovrebbero contarsi circa 2.300 impianti e la potenza elettrica installata dovrebbe raddoppiare grazie anche allo sviluppo del biometano”, spiega in un’intervista su La Stampa Piero Gattoni, presidente del CIB, Consorzio Italiano Biogas: “Il biogas è tra le fonti rinnovabili con le maggiori ricadute occupazionali e Il 75% dei player della filiera è italiano. Come già accaduto con altre rinnovabili, la corsa agli incentivi ha spesso evocato polemiche e accuse di speculazione. Ci siamo dati un vademecum, che abbiamo chiamato Biogas Fatto Bene: impianti proporzionati alla superficie coltivata, filiera corta, utilizzo prevalente di sottoprodotti agricoli (reflui di allevamento o residui agricoli) e colture di rotazione. Il nuovo sistema incentivante, ad ogni modo, non lascia spazio a speculatori a attribuisce all’agricoltore un ruolo centrale

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