Benessere animale: una priorità per tutti

Il benessere animale è un elemento della sostenibilità che interessa per vari motivi. Da una parte ci sono gli aspetti etici, legati al rispetto degli animali e alla loro salute. Dall’altra, ci sono la qualità e la sicurezza dell’intera filiera alimentare e dei prodotti che da essa derivano. La tutela del benessere animale è quindi una priorità sia per il produttore che per il consumatore, oltre che per gli animali stessi.

La questione di come vivevano gli animali da allevamento fu sollevata a partire dagli anni ’60, quando nel Brambell Report (1965) furono sancite le “Cinque libertà” che ancora oggi sono considerate la base del benessere animale e che devono essere sempre garantite.

Gli atti legislativi rilevanti risalgono ai primi anni Novanta, quando la Commissione europea iniziò ad emanare diverse norme sul benessere negli allevamenti, in modo da garantire uno standard minimo di qualità di vita degli animali. Fra queste, le più importanti riguardano le condizioni di vita nell’allevamento (requisiti minimi di spazio necessario, luce, acqua, cibo), il trasporto (spazio nei camion, presenza di abbeveratoi, soste obbligatorie), le regole per una macellazione senza sofferenza (metodi per rendere incosciente l’animale, presenza di zone appartate dedicate).

Uno degli atti più rilevanti in questo senso è il Trattato di Amsterdam del 1997, nel quale per la prima volta gli animali furono definiti “creature senzienti”. Successivamente, nel Libro Bianco sulla sicurezza alimentare pubblicato nel 2000, la Commissione ha proposto un insieme di norme evidenziando la stretta relazione tra benessere degli animali e sicurezza degli alimenti.

In virtù delle mutate sensibilità etiche e dello sviluppo di nuove tecnologie in tema di stordimento e abbattimento, l’Unione europea ha aggiornato la sua legislazione, prevedendo dal 1° gennaio 2013 che ogni macello, salvo quelli di piccole dimensioni, deve dotarsi di un Responsabile del Benessere Animale.

Nella Politica Agricola Comune (PAC), invece, con la “condizionalità” si subordina una parte del sostegno economico destinato agli agricoltori al rispetto di una serie di requisiti sostenibili che riguardano il benessere animale stesso.

Anche per l’EFSA (European Food Safety Authority) svolge il suo lavoro su questo tema da uno specifico gruppo di esperti: l’AHAW (Animal Health And Welfare). Nel parere scientifico dell’AHAW, pubblicato a gennaio 2012, si prende in considerazione l’efficacia del valutare direttamente le risposte degli animali a fattori presenti nel loro ambiente, come approccio alternativo o talvolta complementare alla valutazione tradizionale del loro benessere. La logica di questo approccio è che le misurazioni effettuate direttamente sull’animale mirano a determinare il suo effettivo stato di benessere, tenendo conto sia degli effetti ambientali che della capacità di adattamento dell’animale.

L’impiego di misurazioni dirette per la valutazione del benessere degli animali è nuovo; la legislazione in merito, infatti, è sempre stata incentrata sulla valutazione dei fattori esterni e della loro influenza sul benessere dell’animale, piuttosto che sulla sua risposta diretta. Oltre all’EFSA, l’Unione europea ha sviluppato diversi altri progetti. Come il Welfare Quality, volto ad approfondire gli studi scientifici sul benessere animale ed individuarne i parametri di misurazione.

Altro progetto interessante è il tavolo di lavoro della piattaforma European Animal Welfare Platform (EAWP), finalizzato ad acquisire le conoscenze tecnico scientifiche utili a promuovere un processo di miglioramento del benessere animale lungo tutta la catena alimentare. A fronte dell’acquisizione di diversi pareri scientifici, tra cui quelli forniti dall’EFSA, l’EAWP ha definito e pubblicato le buone prassi operative per la gestione delle fasi di produzione più sensibili.

A livello internazionale si ricorda invece l’OIE, l’organizzazione mondiale intergovernativa responsabile del miglioramento del benessere animale che, ad oggi, conta ben 180 Paesi membri. In Italia molto importante è il ruolo svolto dal Ministero della Salute e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (II.ZZ.SS.), uno strumento operativo di cui dispone il Servizio Sanitario Nazionale per assicurare la sorveglianza epidemiologica, la ricerca sperimentale e il supporto nell’ambito del controllo ufficiale degli animali e degli alimenti.

Redazione Carni Sostenibili