Antibiotico-resistenza: cos’è, e chi la provoca?

L’antibiotico-resistenza è un fenomeno per cui alcuni microrganismi divengono “refrattari” all’azione dei farmaci che dovrebbero ucciderli; nel caso che si tratti di microrganismi patogeni, provocano delle malattie che non possono essere facilmente curate.

Chi la provoca

In natura esiste un numero molto limitato di microrganismi resistenti e, generalmente, rimangono “latenti” in quanto “sopraffatti” dai miliardi di altri microrganismi. Quando viene fatto un trattamento con antibiotici i loro “competitori” sensibili sono uccisi e loro trovano campo aperto per potersi sviluppare e magari provocare le malattie. Un trattamento non corretto con antibiotici può anche indurre delle modifiche in alcuni microrganismi rendendoli farmacoresistenti che con la stessa procedura descritta possono prendere il sopravvento.

Alla base del fenomeno c’è comunque un uso inadeguato di farmaci antimicrobici ed anche di disinfettanti. Tra questi segnaliamo che negli allevamenti sino ad alcuni anni orsono gli antibiotici venivano impiegati massicciamente a basso dosaggio a scopo preventivo. Attualmente questa tecnica, almeno nella UE, è stata abbandonata e gli antibiotici si possono impiegare soltanto sotto stretto controllo veterinario. L’uso degli antibiotici nella terapia delle malattie infettive umane spesso avviene in modo poco mirato ottenendo risultati opposti a quelli desiderati.

Altrettanto avviene per la cura delle malattie infettive dei “pet” (cani e gatti in particolare) in cui gli antibiotici alle volte sono impiegati in modo disinvolto. Esiste poi il larghissimo uso di sostanze disinfettanti nei cosmetici e nei prodotti per la casa che possono favorire lo sviluppo di microrganismi farmacoresistenti.

Non si può infine dimenticare che in alcuni Paesi extra UE, come la Nuova Zelanda e gli USA, è consentito impiegare gli antibiotici per curare alcune malattie batteriche delle piante. Trattandosi di “irrorazioni” sul terreno le conseguenze potrebbero non essere trascurabili.

Quali conseguenze

La comparsa di farmacoresistenza negli allevamenti può avere conseguenze sulla salute degli animali che non potrebbero essere curati e quindi è preferibile abbatterli e distruggerli. Un problema serio potrebbe esserci per il personale che vive a contatto con gli animali e che debbono prendere le necessarie precauzioni. Per quanto riguarda le carni, il latte e le uova nella maggior parte dei casi sono consumati cotti; in questo modo i pericoli per ì consumatori sono veramente modesti. Andrebbe anche fatta una netta distinzione fra residui di antibiotici e farmacoresistenza, che sono due fenomeni completamente separati tra loro.

Più seria è la situazione quando la farmacoresistenza si sviluppa nei microrganismi ospitati nel nostro corpo, oppure in quello dei nostri animali da affezione. In questi casi i pericoli possono essere veramente gravi soprattutto nelle persone che hanno scarse difese immunitarie.

I trattamenti con antibiotici delle piante potrebbero contribuire ad una diffusione ambientale di microrganismi farmacoresistenti con possibili conseguenze sulla fauna selvatica ed anche l’uomo.

Cosa fare

La prima misura dovrebbe essere quella di consentire l’impiego degli antibiotici solo nei casi di stretta necessità e sotto un rigoroso controllo medico e/o medico veterinario con l’esclusiva distribuzione attraverso le farmacie. In realtà le norme vigenti già impongono queste misure, ma spesso sono disattese.

Occorre poi informare correttamente i cittadini dei pericoli che possono derivare dall’impiego dei blandi disinfettanti che, contrariamente a quanto si crede, non sono sempre la migliore soluzione per l’igiene personale e dell’ambiente.

In conclusione la farmacoresistenza è un pericolo reale che richiede un ulteriore serio intervento delle autorità sanitarie, soprattutto nell’imporre il rispetto delle norme esistenti. Le periodiche ed intense campagne mediatiche allarmistiche servono solo a creare preoccupazioni nei cittadini e a ritardare l’adozione di serie misure di prevenzione.

Agostino Macrì

Agostino Macrì è un Biologo e Medico Veterinario. Ha lavorato per oltre 45 anni all’Istituto Superiore di Sanità svolgendo attività di ricerca in materia di sicurezza alimentare, sanità pubblica veterinaria ed anche dell’impatto ambientale di contaminanti chimici. Ha pubblicato oltre 200 articoli su riviste scientifiche nazionali ed internazionali.

Fonte: La Stampa