Antibiotici, tempi di sospensione, residui e controlli

Il tema dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti suscita sempre particolare attenzione per quanto riguarda il problema dell’antibiotico-resistenza e l’impatto sulla nostra salute. Sono dunque doverose alcune precisazioni in quanto c’è molta disinformazione in merito.

Innanzitutto gli antibiotici non vengono somministrati in modo indiscriminato agli animali, ma hanno un senso e seguono una logica. Non vengono dati per prevenire, pratica vietata in Europa dal 2006, ma per curare, se e solo se compaiono in allevamento i primi segni di un’infezione e consentiti solo per 3-5 giorni.

Il farmaco viene eventualmente somministrato per tutelare il benessere dell’animale ed evitargli inutili sofferenze, proprio come avviene con gli esseri umani o nei nostri animali d’affezione.

È responsabilità del veterinario aziendale fare la diagnosi e prescrivere la terapia, tutto tracciato nelle ricette obbligatorie tenute in appositi registri e destinate alla ASL, alla farmacia e al responsabile della struttura, che devono essere conservate per 5 anni.

Per ogni farmaco esiste una dose ben precisa di somministrazione ed un tempo di sospensione, cioè un lasso di tempo che occorre aspettare prima di macellare l’animale, così che l’antibiotico venga totalmente smaltito e non ne resti alcuna traccia. Le dosi e i tempi di sospensione sono infatti appositamente ben studiato in modo da non avere residui significativi nelle carni e altri prodotti animali, come latte e uova.

Per tutelare la sicurezza dei consumatori ed evitare fenomeni di antibiotico-resistenza, sono stati fissati dei Limiti Massimi Residuali (LMR), cioè la concentrazione massima di residui di un determinato farmaco ammessa nella carne, latte e uova. Le dosi e i tempi di sospensione sono stati stabiliti in modo che l’alimento arrivi al consumatore finale con residui nettamente al di sotto degli LMR consentiti.

Oltre agli LMR viene stabilita anche la Quantità Giornaliera Accettabile (ADI), cioè la quantità di una sostanza che può essere ingerita ogni giorno per tutta la vita senza avere alcun effetto sulla salute umana.

Le leggi, nello stabilire questi limiti, considerano quantità anche 100 volte inferiori a quelle sicure per l’uomo: in altri termini, se le ricerche hanno stabilito 100 come limite di sicurezza per l’uomo, la legge fissa un limite di 1 come residuo accettabile. Per questo il livello di sicurezza è massimo, perché anche se ingerissimo tutti i giorni queste sostanze, cosa che nella realtà non avviene, l’impatto sulla nostra salute sarebbe comunque nullo.

I controlli, affinché tutto questo venga rispettato, sono periodici e senza preavviso: tutta la storia dell’animale e l’eventuale trattamento farmacologico subito viene scritto e tracciato in appositi registri. E’ responsabilità dei veterinari della ASL competente sul territorio controllare negli allevamenti, al momento della macellazione e nei punti vendita.

Gli animali possono essere movimentati solo se è stato rispettato il periodo di sospensione. Le sanzioni a tal proposito sono molto severe, vanno dai 10.000 ai 60.000 euro, per cui all’allevatore non conviene non farsi trovare in regola.

Come riporta anche la “Relazione annuale sui controlli effettuati per la protezione degli animali in allevamento”, a fronte delle numerose ispezioni effettuate, non sono state evidenziate irregolarità rilevanti.

Il consumatore italiano è molto tutelato, sia dai controlli stringenti, sia dalle vaccinazioni a cui gli animali sono sottoposti, che riducono drasticamente il ricorso ai farmaci. Ad esempio, nel settore avicolo in 3 anni l’uso dei farmaci è stato ridotto del 40%, un ottimo risultato che continuerà a crescere e migliorare nel tempo, grazie alla sensibilizzazione verso il problema dell’antibiotico-resistenza, che ricordiamo ha anche e soprattutto un’origine dal massiccio impiego di antibiotici in medicina umana e da un abuso degli stessi sin dall’età pediatrica.

Serve dunque collaborazione tra tutte le parti in causa, e il settore zootecnico a questo proposito sta facendo passi da gigante, mettendo in campo tutte le sue migliori risorse per dare risposte concrete ed efficaci.

 

Susanna Bramante

 

Susanna Bramante è agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.