Antibiotici nelle carni: una doverosa precisazione

La presenza di residui di antibiotici nelle carni è uno degli argomenti che viene citato da chi pensa che questi alimenti non siano adatti per l’alimentazione umana. Recentemente è stato pubblicato un articolo in cui sono riportati dei dati da cui risulta che ogni persona ogni anno consumerebbe nove grammi di antibiotici. Il calcolo che è stato fatto è molto semplice; per produrre un kg di carne si utilizzerebbero 100 milligrammi di antibiotici  e siccome il consumo medio di carne è di circa 87 kg a persona ne deriva facendo una semplice moltiplicazione si arriva ai nove grammi.

Chi ha fatto questi calcoli non ha nessuna conoscenza di come vengono  impiegati gli antibiotici per la cura degli animali e tanto meno conosce la fisiologia degli stessi.
Dovrebbe essere arcinoto che tutti gli animali, compreso l’uomo, possono contrarre delle malattie infettive batteriche e l’unico modo attualmente conosciuto per combatterle è il trattamento con antibiotici.

Il loro impiego però è subordinato al rispetto di precise regole che sostanzialmente sono:

  • Possono essere utilizzati esclusivamente antibiotici preventivamente autorizzati dalle Autorità Sanitarie. La autorizzazioni sono concesse soltanto a quelle sostanze di cui è dimostrata l’efficacia, la sicurezza di uso per gli animali e di cui si conoscono le caratteristiche metaboliche (in pratica in quanto tempo vengono “smaltite” dall’organismo animale).
  • Esiste una lista positiva di specialità medicinali contenenti antibiotici e possono essere impiegate soltanto se esiste una prescrizione da parte di un veterinario che deve avere visitato e diagnosticato la malattia.
  • L’impiego deve essere limitato nel tempo e comunque gli animali possono essere macellati soltanto dopo che i farmaci siano completamente smaltiti o quanto meno i residui siano a concentrazioni del tutto innocue per la salute umana.
  • In ogni caso esistono piani di campionamento annuali delle carni per verificare l’assenza di residui pericolosi. I risultati di questi controlli dimostrano che i campioni di carne irregolari sono nettamente inferiori all’1%.

Sul piano pratico, quindi, le carni non contengono residui di antibiotici e l’informazione che mangiando la carne assumiamo 8 grammi di antibiotici ogni anno deve essere considerata quanto meno fantasiosa.

Nello stesso articolo sopra menzionato si fa riferimento alla farmaco resistenza, che è sicuramente preoccupante, ma che non ha niente a che vedere con i residui.  Il fenomeno è correlato ad un uso non corretto degli antibiotici negli animali da allevamento, in quelli da compagnia (cani e gatti) e soprattutto nell’uomo, dove non sono infrequenti gli abusi terapeutici senza alcun controllo medico. Il pericolo è sicuramente maggiore quando i microrganismi farmacoresistenti vengono a trovarsi a contatto con l’uomo e quelli che si sviluppano negli animali da allevamento hanno modeste possibilità di raggiungere i consumatori degli alimenti di origine animale.

Un pericolo scarsamente conosciuto è l’impiego illegale di antibiotici in alcune colture vegetali e in particolare nelle piante fruttifere. Esistono infatti dei batteri che infettano le piante causando gravi perdite produttive; alcuni antibiotici sono in grado di eliminare i batteri patogeni, ma il loro impiego non è consentito. Da quanto risulta non esistono controlli sistematici per il controllo di residui di antibiotici nei vegetali e quindi non si hanno informazioni sulla esistenza o meno di questo pericolo.

Agostino Macrì

Fonte: La Stampa