Animali e piante, due sistemi interdipendenti

La zootecnia, e quindi le pratiche di allevamento degli animali, sono assai diffuse e articolate all’interno del mondo agroalimentare, al punto che sono molto pochi gli alimenti che, direttamente o indirettamente, non ne vengono influenzati. Le produzioni agricole, e in particolare quelle di tipo biologico, utilizzano ad esempio le deiezioni animali come concime e per aumentare il tenore della sostanza organica dei suoli.

In alcuni casi, dagli allevamenti discendono coprodotti che escono dalla catena agroalimentare: si pensi per esempio alle pelli, alla lana o ad alcune parti del bovino che vengono utilizzate per applicazioni mediche.

Per questa ragione nell’analisi degli allevamenti è necessario tenere conto di tutti i sottoprodotti realizzati: solo così è possibile attribuire a ogni prodotto il totale degli impatti da esso generati. Prendendo per esempio una vacca da latte e ipotizzando che l’impatto ambientale di tutta la sua vita sia pari a 100 (includendo quindi la coltivazione degli alimenti, la gestione delle deiezioni ecc.), la domanda tipica che ci si pone è: qual è l’impatto della carne? Quale quello della pelle? E quello del latte?

Le ipotesi e il metodo di calcolo per compiere questa “allocazione” sono molto rilevanti sui risultati finali, al punto che gli attori delle tre filiere tendono a ridurre il più possibile la loro responsabilità, cercando di spostare l’attenzione sulle altre componenti del prodotto.

In questo caso, come in tutti quelli analoghi che si incontrano nello studio degli impatti (in un mulino si ha lo stesso problema tra farina e crusca, per esempio), è opportuno fare riferimento a regole trasparenti (le cosiddette PCR, Product Category Rules), costruite seguendo un percorso di validazione pubblico e internazionale.

 

Testo estratto da “Il cibo perfetto” (M. Marino e C.A. Pratesi – Edizioni Ambiente)