Anche in Italia una legge contro lo spreco alimentare

Fra pochi giorni è Natale e si sa, le Feste sono il periodo in cui si tende a sprecare più cibo. Anche davanti alle tavole imbandite e in mezzo ai nostri cari, però, ricordiamoci sempre un fatto molto importante: la lotta allo spreco alimentare è una delle principali sfide di questo secolo. Evitare di sprecare cibo significa evitare di sprecare risorse naturali, ma soprattutto fare in modo di ridurre l’iniquità che troppo spesso caratterizza questo pianeta. Significa anche combattere fame, malnutrizione, povertà. La filiera delle carni ne è particolarmente consapevole, tanto da essere quella nel settore alimentare che produce la minore quantità di sprechi. Ma non è l’unica. Dopo il percorso di Expo Milano 2015, anche le Istituzioni hanno preso sempre più sul serio questo problema, e in Italia da oltre un anno è stata approvata una legge contro lo spreco alimentare.

Per contrastarlo a valle della catena, ovvero nella distribuzione e poi nei consumi domestici, sono state approvate due leggi, una in Francia e una in Italia. La legge francese è molto severa, e prevede perfino multe fino a 75mila euro e addirittura due anni di carcere, per chi non fa accordi con le associazioni di volontariato per le donazioni delle eccedenze; la legge italiana, invece, pulisce la cappa burocratica che finora ha complicato le donazioni e prevede incentivi per i punti vendita che donano.

Secondo Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, questa norma rafforza il lavoro di contrasto a un fenomeno che solo in Italia vale diversi miliardi di euro all’anno. Una legge che è anche un tentativo di riparare una situazione sociale dai contorni allarmanti. Secondo l’Istat, infatti, sono addirittura 6 milioni le persone che si trovano in stato di povertà assoluta. In altre parole, nel Belpaese circa una persona su dieci non è in condizione di acquistare beni e servizi necessari a uno standard di vita ritenuto minimamente accettabile.

Il Ministero punta così allo «SprecoZero», attraverso un piano (omonimo) che renda per le imprese più conveniente donare cibo che sprecarlo. Del resto, oltre all’urgenza, c’è la necessità di mantenere gli impegni presi con la Carta di Milano.

Nel mondo un terzo della produzione di cibo viene sprecata! Si tratta di una delle piaghe più forti contro cui combattere per affermare davvero e concretamente il diritto al cibo come diritto universale, per contribuire a raggiungere l’obiettivo FameZero al 2030 sancito appunto dalla Carta di Milano e dai nuovi Obiettivi del millennio dell’Onu.

Gli sprechi di cibo sono anche un grave problema ambientale. Non solo perché sprecare un alimento significa sperperare le risorse che sono servite a produrlo, ma anche perché questi rifiuti producono importanti quantità di gas climalteranti. Il cibo gettato in discarica, infatti, quando si decompone rilascia gas metano, 21 volte più potente dell’anidride carbonica. E proprio le emissioni equivalenti di CO2 dimostrano le dimensioni del fenomeno: se gli sprechi alimentari fossero rappresentati come una singola nazione, sarebbero il terzo principale produttore di biossido di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina.

Diritto al cibo, tutela dell’ambiente, ma anche economicità: evitare di gettare inutilmente il cibo significa risparmiare denaro. E sarebbe opportuno farlo, visto che lo spreco alimentare sul pianeta costa ogni anno 1.000 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che sale a 2.600 miliardi se si considerano i costi ‘nascosti’ legati all’acqua e all’impatto ambientale.

Nella sola Unione europea, ogni anno, si gettano 90 milioni di tonnellate di cibo e ogni giorno si sprecano 720 Kcal di cibo a persona. In Italia, invece, secondo il Rapporto Waste Watcher 2015 lo spreco di cibo domestico vale ben 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato. Per ridurre questi numeri e portarli fino a zero, forse, non servirebbero neppure leggi. Basterebbe il buonsenso.

Redazione Carni Sostenibili