Amadori, i vantaggi della filiera integrata

Molto spesso gli attori che operano nella filiera di produzione della carne avicola si trovano impegnati in progetti volti ad aumentarne la sostenibilità (economica, sociale e ambientale). Un esempio decisamente interessante in questo senso è quello di gestione della filiera integrata operata da Amadori, storico marchio del settore avicolo italiano.

Il Gruppo, fondato a San Vittore di Cesena più di quarant’anni fa, impiega oltre 7.200 lavoratori ed è presente sul territorio nazionale con stabilimenti industriali, filiali e agenzie. Alla base dell’organizzazione di Amadori c’è la decisione di gestire direttamente l’intera filiera integrata. Questa scelta consente un controllo approfondito e certificato di tutte le fasi produttive: selezione delle materie prime, allevamenti, incubatoi, mangimifici, trasformazione, confezionamento e distribuzione.

I principali risultati raggiunti riguardano:

– L’esclusione degli antibiotici promotori della crescita nella dieta degli animali della linea “10 e più” già nel 2001, prima dell’entrata in vigore, nel 2006, del divieto su tutto il territorio europeo.

– L’etichettatura volontaria delle carni di pollame, mediante controllo di terza parte, per informare correttamente il consumatore sulle caratteristiche delle proprie linee di prodotto;

– L’utilizzo di mangimi a base di mais, grano, orzo, soia e sali minerali e l’assenza di OGM.

Oltre al raggiungimento di questi importanti obiettivi, l’azienda romagnola ha dato vita ad altri progetti. Come “Campese, pollo allevato all’aperto”, avviato da Amadori all’inizio degli anni 2000. In circa 10 anni si è passati da 6 a 100 allevamenti odierni, ubicati in Puglia, nella provincia di Foggia. L’indotto lavorativo ha creato occupazione per circa 100 persone, sia direttamente impegnate in allevamento, sia impegnate in mansioni amministrative e tecniche.

I criteri per l’allevamento all’aperto del pollo Campese riguardano:

– le densità, fissate e controllate sia all’interno dei ricoveri che all’esterno delle strutture che devono essere dotate di finestre ad apertura verso l’esterno per permettere agli animali di uscire e razzolare all’aperto;

– gli ampi spazi coperti di vegetazione, a cui gli animali possono accedere liberamente per una maggiore attenzione al benessere animale;

– la garanzia di un tempo minimo di allevamento prima della macellazione;

– i mangimi somministrati, di composizione esclusivamente vegetale e no OGM.

Non solo, tutte le fasi di lavorazione del pollo Campese sono caratterizzate dall’esclusivo utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Il Campese di Amadori, in effetti, ricorda che ci sono alcune false credenze difficili da sradicare intorno alle carni avicole: l’80% degli italiani, ad esempio, ignora che gli allevamenti in batteria non esistono più da 50 anni. I nostri polli, infatti, seppure non vivano necessariamente nelle condizioni privilegiate del Campese, sono tutti allevati a terra (fonte: Ricerca Doxa per Unaitalia 2014).

Un altro importante dettaglio riguardante la filiera avicola italiana? Il 99% del pollo consumato in Italia è stato allevato nel nostro Paese.

Ma in sostanza, quali vantaggi offre la filiera integrata? Il modello produttivo della filiera italiana, che non ha eguali in Europa, assicura un elevato standard tanto di processo e di prodotto quanto di controlli, a garanzia della qualità e della sicurezza delle carni di pollame che finiscono in tavola.
Redazione Carni Sostenibili