Allevamento in stalla o allevamento al pascolo?

Negli ultimi tempi si sente e si legge molto sull’allevamento al pascolo, o grass fed, che secondo i suoi estimatori garantirebbe la produzione di carni di maggiore qualità rispetto a quella proveniente da animali allevati in stalla, dato che gli animali si alimenterebbero e sarebbero trattati meglio. Ma è davvero così? E quale dei due tipi di allevamento è più opportuno scegliere, allevamento in stalla o allevamento al pascolo?

Nel caso dell’allevamento in stalla, gli ambienti sono progettati in modo da consentire idonee superfici per capo allevato, che consentano all’animale di potersi coricare e disporre in ogni momento di acqua e mangimi.

Dal punto di vista del benessere animale, possiamo distinguere fra allevamento in stalla e al pascolo dicendo che il modello di allevamento in stalla rispetto all’allevamento al pascolo ha caratteristiche e regole diverse, ma sono entrambi adeguati e rispondono ad esigenze di allevamento che derivano dalle caratteristiche del territorio e dalla fertilità dei suoli.

Nel caso dell’allevamento in stalla, il controllo dell’animale è più preciso e puntuale: gli animali vengono infatti controllati almeno due volte al giorno, con la possibilità di cogliere immediatamente problemi di varia natura connessi, ad esempio, a patologie incipienti, malesseri, o problemi nutrizionali.

È quindi possibile intervenire immediatamente e, se necessario, separare e ricoverare l’animale nelle infermerie per le cure del caso. L’allevamento in stalla, inoltre, consente più facilmente la prevenzione di malattie infettive per gli altri animali e l’uomo, aspetto importante soprattutto in ambienti fortemente antropizzati. Con questo tipo di allevamento, inoltre, l’animale ha riparo dalle intemperie e da eventuali predatori, aspetto importante soprattutto nel caso di animali giovani o nei momenti del parto.

Nell’allevamento in stalla anche l’alimentazione viene calibrata con più precisione e modulata a seconda delle esigenze specifiche dei singoli gruppi e della fase di crescita. È un allevamento che richiede conoscenze nutrizionali, veterinarie e tecnologiche che comportano una forte competenza professionale dell’allevatore.

In ultimo, l’allevamento in stalla necessita di tecnologie evolute per la gestione delle deiezioni che, soprattutto in ambienti fortemente antropizzati come la pianura padana, sono recuperate per produrre energia verde anche mediante la produzione di biogas, risparmiando combustibili fossili.

Nel caso dell’allevamento al pascolo, tipico dei Paesi nordeuropei o americani a bassa intensità abitativa e che dispongono di ampie superfici agricole, l’animale viene lasciato allo stato brado per gran parte del suo periodo di allevamento. In questo caso, l’animale ha più libertà di movimento, i cicli produttivi si allungano, essendo meno nutriente l’alimentazione fornita dal pascolo, e sussiste meno controllo in caso di malattie o problemi di sorta.

Non si tratta dunque di stabilire quale dei due tipi di allevamento sia meglio, ma di conoscere bene e quindi valorizzare le caratteristiche specifiche degli animali e del territorio in cui si trovano. Pensare di convertire l’intera produzione di carne italiana al grass fed, ad esempio, sarebbe impensabile.

Non a caso questa proviene spesso da Paesi come l’Irlanda, la Germania o la Francia. Allo stesso modo, insistere sull’allevamento in stalla laddove gli spazi consentono la presenza di ampi pascoli, non è necessariamente la scelta più conveniente. Anche se per diversi aspetti sarebbe la più efficiente, oltre che la più sicura a livello igienico-sanitario.

Redazione Carni Sostenibili