Alle origini della Dieta mediterranea

In questa settimana dedicata alla Dieta mediterranea, regime alimentare basato su alimenti sia di origine vegetale che animale, è anche bene ricordare le sue origini. Anche per capire perché è così radicata negli usi e tradizioni del nostro paese.

Se si parla di cucina tradizionale, in effetti, gli alimenti di origine animale sono assai presenti. Del resto, fino almeno agli anni ’50, oltre il 40% della popolazione attiva italiana si dedicava all’agricoltura, e non c’era azienda agricola senza piccoli allevamenti di polli, tacchini, conigli e suini destinati prevalentemente all’alimentazione domestica.

L’alimentazione dipendeva dalle disponibilità di cibo proveniente dal territorio e se è innegabile che una considerevole parte della dieta era di origine vegetale, oggi come ieri non è possibile ignorare il ruolo degli alimenti di origine animale.

Agli animali allevati all’interno delle fattorie, inoltre, si aggiungevano tutti gli animali selvatici catturati con la cacciagione e, nelle zone costiere o in prossimità di fiumi e laghi, era disponibile anche il pesce. Da non sottovalutare anche il fenomeno della pastorizia, oggi forse marginale ma un tempo espressione di un settore molto florido, in grado di produrre latte da trasformare in formaggi ed animali da macellare (soprattutto agnelli e castrati).

Ma perché questa nostra Dieta mediterranea ha così successo? Perché, dopo alcuni decenni di infatuazione per altri stili alimentari, a partire da quello nord-americano, si è capito che è molto più sana, in quanto equilibrata. Essa, infatti, porta laddove viene adottata ad una minore incidenza di malattie cardiovascolari.

Un altro motivo che determina il successo della Dieta mediterranea sta nei costi: oggi come ai tempi dell’Italia rurale di cui sopra, infatti, quelli degli alimenti erano ridotti perché la maggior parte veniva cucinata a livello domestico e c’era un importante contributo che arrivava dalle donne, spesso impegnate in un doppio lavoro. Il consumo di alimenti di origine animale rappresentava una quota ridotta, ma sempre importante sotto forma di latte e derivati, di uova di carne e derivati e anche di pesce.

Dai dati disponibili risulta che il consumo totale di alimenti della popolazione italiana negli anni ’50 era di circa 350 – 400 kg pro capite annui; il consumo degli alimenti di origine animale era intorno agli 80-100 kg di cui 25 kg erano rappresentati dalla carne.

Parlare quindi di Dieta mediterranea come sinonimo di dieta vegetariana non è corretto. Si può invece dire che si trattava di una dieta ricca di carboidrati adatta agli stili di vita di allora che richiedevano un elevato dispendio di energia.

Al momento attuale la popolazione attiva impegnata in agricoltura è meno del 10 % ed è anche drasticamente diminuito il numero di persone impegnate in lavori pesanti. Il consumo degli alimenti su base annua è però praticamente raddoppiato e si attesta intorno ai 700 – 800 Kg. È notevolmente incrementato il consumo di alimenti trasformati e anche il ricorso alla ristorazione collettiva.

Al momento attuale la Dieta mediterranea ad elevato contenuto di carboidrati, non sembra la migliore per la nostra popolazione in cui prevalgono le attività sedentarie.

Il vero problema è rappresentato dall’eccesso di consumo di cibo e da abitudini elementari scorrette. Si ha infatti un eccessivo consumo di zuccheri, anche con le bevande analcoliche; si consumano importanti quantità di cibi di origine industriale che alle volte presentano eccesso di sale ed anche di grassi sia animali, sia vegetali.

Un dato importante, spesso ignorato, riguarda le aspettative di vita che dai circa 60 anni del 1950 sono divenuti circa 80 attualmente. Sicuramente questo notevole incremento è dovuto a molti fattori quali il miglioramento delle condizioni igieniche ed i progressi della medicina, con i tanti farmaci che consentono di debellare malattie una volta letali; tuttavia il ruolo dell’alimentazione non può essere ignorato.

Ritornare alla Dieta mediterranea degli anni ’50 non sembra quindi proponibile per tutta la popolazione, ma soltanto per quelle persone che possono procurarsi le materie prime e, soprattutto, che hanno il tempo di cucinarle.

Gli altri dovrebbero invece seguire una dieta variata con un buon equilibrio tra alimenti di origine vegetale ed animale. È di fondamentale importanza ridurre l’apporto delle calorie che non dovrebbero essere superiori alla 2000 giornaliere.

Il tutto, però, dovrebbe essere sempre accompagnato da una ragionevole attività fisica.

 

(Ringraziamo Agostino Macrì – Istituto Superiore di Sanità)