Allarmismi e bufale, un danno da 700 milioni

A circa due anni dalla famigerata comunicazione con la quale OMS e IARC paventarono il rischio di incappare in tumori al colon-retto mangiando troppe carni rosse e insaccati, è emersa la verità. Fu una notizia mal concepita in origine che i mass media non hanno filtrato trasformandola in una vera e propria bufala. Per un danno da 700 milioni di euro.

Una volta c’erano solo i giornali. Autorevoli perché scritti da veri giornalisti. Poi sono arrivate la radio prima e la tv poi, affiancando al giornalismo lo spettacolo, cosa che ha cominciato a far vacillare l’autorevolezza. In tempi recenti internet ha dato il colpo finale, con l’informazione trasformata in uno show e la verità dei fatti diventata un optional non obbligatorio.

Il proliferare delle fonti d’informazione e la concorrenza fra loro dà in effetti luogo a continue distorsioni della verità, a tratti involontarie e indotte dalla fretta, ma spesso legate a interessi di parte. Ne deriva che l’informazione da strumento utile si trasforma in una sorta di arma impropria usata per catturare l’attenzione dell’uomo della strada e spingerlo a pensarla in un certo modo.

Nulla di grave quando tale strategia ha solo una finalità promozionale e di mercato, ma diventa deleteria quando invece impatta sull’immaginario collettivo come accadde due anni fa circa, quando i media diffusero senza un adeguato approfondimento una comunicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inerente la possibile correlazione tra il tumore al colon e il consumo di carni rosse e salumi.

Il comunicato era sballato in partenza, scritto in maniera frettolosa e superficiale, ma venne poi trasformato in una vera e propria bomba da giornalisti e media incompetenti che usando il copia/incolla hanno trasformato statistiche e ipotesi in fatti reali. Come conseguenza accadde che a ridosso del comunicato i consumi di carni rosse e insaccati calarono del venti per cento, risultando ancora oggi in calo secondo l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, Ismea, del sei per cento a livello di carni bovine fresche, del cinque per le carni suine e del quattro per cento per gli insaccati.

Un ritorno dovuto solo a motivi emozionali prodotti da una cattiva informazione. Il comunicato, oltre a classificare le carni rosse come “probabilmente cancerogene” e i salumi quali “cancerogeni”, riportava infatti anche le soglie di consumo che generano il rischio, dati disponibili anche nel sito dell’OMS se solo i media avessero avuto l’accortezza di leggere lo studioEuropean Prospective Investigation into Cancer and Nutrition” che correla tumori e alimentazione. Si tratta di un lavoro ancora in corso che da oltre 15 anni raccoglie dati provenienti da 521 mila volontari appartenenti a dieci Paesi dell’Unione Europea.

Nel 2013, il team di scienziati coinvolti nello studio pubblicò proprio uno degli articoli da cui dell’Organizzazione Mondiale della Sanità trasse poi le evidenze che portarono carni e salumi a essere giudicati potenzialmente pericolosi per la salute, dati che però chiarivano anche quanto il rischio fosse remoto in Italia alla luce dei consumi medi nazionali. L’articolo scientifico in questione, “Meat consumption and mortality – results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition“, era ed è ancora pubblicato in open access e quindi chiunque può scaricarlo da internet gratuitamente e cimentarsi nella lettura.

Cosa che però nessuno di quanti hanno scritto o parlato delle possibili correlazioni fra carni e tumori ha avuto l’intelligenza di fare. Certamente leggere e capire una nota scientifica di dodici pagine non è alla portata di tutti, ma etica giornalistica vorrebbe che se un tema è “difficile” e chi lo tratta non ha competenze adeguate o non lo fa, e delega la cosa agli esperti, o bada bene a quello che scrive evitando copia/incolla tesi a creare solo del sensazionalismo fine a se stesso.

Gli inesperti che trattano affari non propri spesso finiscono per fare danni e nel caso specifico secondo “Rapporto 2014 sul mercato della carne bovina” – edizione Franco Angeli, quel sei per cento di consumi citato in precedenza ha indotto una perdita di filiera di oltre 700 milioni di euro, circa la metà dei fondi che il Governo ha fino ad ora stanziato per riparare i danni agli edifici pubblici causati nel 2012 dal terremoto che colpì l’Emilia.

 

Fonte: M&T