Alimentazione dei bambini e controlli delle carni in Italia

L’alimentazione dei bambini è determinante per il corretto sviluppo e la corretta crescita dell’individuo. Per questo è un tema ritenuto molto importante da tutti i genitori, che si impegnano non solo ad assicurare ai propri figli una dieta equilibrata e ricca di alimenti nutrienti, ma anche a scegliere con cura i cibi che portano in tavola. La qualità degli alimenti è infatti fondamentale per la salute di chi li consuma ed è quindi sinonimo di sicurezza.

La sicurezza alimentare è un tema molto attuale, specialmente negli ultimi decenni, durante i quali l’incremento delle importazioni dei generi alimentari e la diffusione di stili di vita tipici di altri continenti hanno portato nelle nostre cucine dei prodotti provenienti da Paesi le cui normative in tema di produzione agroalimentare sono spesso sconosciute al consumatore finale. Per questo motivo, quando si tratta di scegliere quali cibi consumare, è importante guardare al proprio Paese, in questo caso all’Italia, in cui la sicurezza degli alimenti è garantita da una normativa stringente e rigorosa.

In effetti, uno dei settori produttivi italiani più virtuosi a livello europeo è quello agroalimentare, in particolare quello delle carni, il quale comprende una filiera complessa che va dagli agricoltori (che producono il mangime per gli animali) agli allevatori, fino alle aziende che trasformano il prodotto e quelle che lo distribuiscono. Poiché la carne è un alimento importante per le sue caratteristiche nutritive e quindi fondamentale nella fase della crescita, abbiamo incontrato una delle massime esperte italiane in materia, la dott.ssa Maria Caramelli, Direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, per capire in che modo scegliere i prodotti migliori e per conoscere meglio la filiera italiana delle carni.

Dottoressa Caramelli, quali sono le misure di controllo riguardanti la tracciabilità e la sicurezza delle carni in Italia?

La qualità e la sicurezza degli alimenti, in Italia così come in tutta l’Unione europea, sono una priorità tale da potere considerare i Regolamenti sulla sicurezza alimentare fra i capisaldi normativi dell’Unione stessa. La strategia europea è quella di prevenire qualsiasi contaminazione dei prodotti alimentari da sostanze presenti nell’ambiente o dovuta ad attività umane (azioni preventive), e creare una rete di controlli che monitori in modo costante la presenza negli alimenti di residui di sostanze che potrebbero essere dannose per la salute pubblica (azioni di controllo). Fra tutti i sistemi di controllo attivati negli ultimi decenni, spiccano quelli legati alla tracciabilità delle carni e all’etichettatura dei prodotti. Nel nostro Paese la tutela della sicurezza alimentare è affidata essenzialmente all’attività di controllo ufficiale svolta dal Ministero della Salute, che effettua controlli istituzionali per garantire che alimenti e mangimi in commercio siano conformi alle normative finalizzate a tutelare la salute dei consumatori e il benessere degli animali.

In che modo le carni italiane si differenziano dalle altre?

Il sistema agroalimentare italiano presenta alcune peculiarità che, oltre a determinarne un punto di forza in termini di qualità e pregio, permettono di garantire dei livelli di sicurezza eccellenti. Un primo aspetto riguarda la presenza di filiere produttive efficaci e ben organizzate, che coinvolgono attori integrati e coordinati tra di loro: in questo modo è possibile un controllo aggiuntivo, diretto e completo, dei sistemi di produzione agricoli ed industriali da parte di chi ha la responsabilità del prodotto nei confronti del mercato.

Un secondo aspetto riguarda la presenza di numerosi prodotti identificati a livello internazionale come eccellenze gastronomiche, e pertanto protetti dai marchi di indicazione geografica. L’Unione europea tutela la tipicità di alcuni prodotti alimentari tramite il riconoscimento dei marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Tipica). La funzione di questi marchi è triplice: tutelano i prodotti di qualità da abusi e imitazioni; danno ai consumatori informazioni affidabili sui prodotti che acquistano; contribuiscono alla tutela delle zone rurali, il cui sistema socioeconomico spesso dipende dallo sviluppo di produzioni agroalimentari di qualità e tipiche. L’Italia detiene il primato europeo per numero di riconoscimenti DOP e IGP, con più di 261 prodotti di qualità riconosciuti, di cui oltre 1/3 di origine animale.

Nelle carni sono presenti ormoni?

In Italia l’uso di sostanze ad attività ormonale è assolutamente vietato nel settore zootecnico (filiera bovina, avicola e suina) dal lontano 1981. La somministrazione volta a stimolare la crescita è assolutamente vietata – cosa che in Paesi come Usa e Canada è invece tuttora consentita, tanto da portare l’Ue a vietare dal 1988 l’importazione da oltreoceano di carni bovine trattate con determinati ormoni della crescita. A conferma del rispetto di tale divieto, nelle oltre 40.000 analisi condotte annualmente dalle Autorità Competenti per la valutazione dei residui di trattamenti farmacologici su animali produttori di derrate alimentari, delle quali oltre 6.700 hanno riguardato prodotti avicoli, non è mai stato riscontrato nessun campione positivo a queste sostanze.

Si sente spesso parlare del problema dell’antibiotico resistenza causato dall’utilizzo eccessivo di antibiotici negli allevamenti. Nel nostro Paese in che modo è regolato l’impiego di questi farmaci all’interno degli allevamenti?

Gli antibiotici negli allevamenti possono essere utilizzati ai soli fini di cura, terapia e profilassi dell’animale, e più precisamente è subordinato al rispetto di regole ben precise.

  • Possono essere utilizzati esclusivamente antibiotici preventivamente autorizzati dalle Autorità Sanitarie. Le autorizzazioni sono concesse soltanto a quelle sostanze di cui è dimostrata l’efficacia, la sicurezza di uso per gli animali e di cui si conoscono le caratteristiche metaboliche (in pratica in quanto tempo vengono “smaltite” dall’organismo animale).
  • Esiste una lista positiva di specialità medicinali contenenti antibiotici e possono essere impiegate soltanto se esiste una prescrizione da parte di un veterinario che deve avere visitato e diagnosticato la malattia.
  • L’impiego deve essere limitato nel tempo e comunque gli animali possono essere macellati soltanto dopo che i farmaci siano completamente smaltiti o quanto meno i residui siano a concentrazioni del tutto innocue per la salute umana, il cosiddetto “periodo di sospensione”
  • Esistono piani di campionamento annuali delle carni per verificare l’assenza di residui pericolosi. I risultati di questi controlli dimostrano che i campioni di carne irregolari sono nettamente inferiori all’1%.

Sul piano pratico, quindi, le carni non contengono residui di antibiotici e informazioni come quella per cui mangiando la carne assumiamo un tot grammi di antibiotici ogni anno deve essere considerata falsa.

La carne italiana quindi è sicura?

Assolutamente sì. Il sistema nazionale italiano è uno dei più strutturati a livello mondiale, riconosciuto in Europa come punta di eccellenza grazie ai 4.500 veterinari ufficiali coinvolti nei numerosi controlli ed analisi nel campo della sicurezza e qualità della carne e del benessere animale. È perciò importante leggere le etichette con attenzione e scegliere carne italiana per portare sulle nostre tavole un prodotto sicuro e di qualità, particolarmente prezioso per le sue proprietà nutritive, specialmente durante la fase della crescita.

Fonte: Conoscere per crescere. La rivista dei pediatri italiani per la famiglia