Aldo Radice: “L’Italia ha un ruolo guida nell’agroalimentare”

In occasione del primo compleanno di Carni Sostenibili, abbiamo fatto qualche domanda ai direttori delle tre Associazioni di categoria che si sono unite in questo innovativo ed unico Progetto. Ecco che cosa ci ha risposto Aldo Radice, condirettore di Assica, l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito della Confindustria, rappresenta le imprese di produzione dei salumi e di macellazione suina.

 

Carni Sostenibili è nato dalla collaborazione delle tre principali associazioni di categoria italiane nel settore delle carni. Cosa vi ha portato ad unirvi?

Abbiamo deciso di unirci per fornire alla stragrande maggioranza degli italiani che mangiano carne un messaggio scientificamente corretto sull’importanza di assumere proteine animali in una dieta equilibrata, com’è il caso della Dieta mediterranea.

Per molto tempo, in Italia, piccoli gruppi hanno violentemente propagandato una ideologia anti carne.

Per contro il mondo degli onnivori ha mantenuto il suo tradizionale approccio tollerante: noi, a differenza di altri, rispettiamo chi non la pensa come noi e non mangia carne per ragioni etiche e religiose (a meno che non metta in pericolo la vita o la corretta crescita dei bambini).

Ma dopo anni di attacchi e in vista di Expo serviva un messaggio moderato e positivo, che ristabilisse una verità scientifica sugli indiscussi vantaggi di una dieta equilibrata, sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista nutrizionale.

Il Progetto Carni Sostenibili sta festeggiando in questi giorni il suo primo compleanno di attività. Come è stato questo primo anno insieme?

È stato un anno bello e importante: abbiamo sviluppato il modello della Clessidra Ambientale, l’abbiamo portato come contributo alla fondamentale discussione di Expo (con l’evento all’Expo Gate e l’apporto alla Carta di Milano), l’abbiamo fatto conoscere alle istituzioni con il Convegno al Senato della Repubblica, ne abbiamo mostrato la valenza di contenimento degli sprechi e abbiamo fatto assaporare tutto questo grazie a un gande chef come Massimo Bottura. Perché va bene parlare tanto di cibo, ma passare dalla teoria alla pratica (con qualche buonissima ricetta di un genio della cucina) non fa mai male.

Alla fine, recentemente, l’abbiamo presentato ai pediatri: perché uno dei momenti della vita in cui è importante assumere carne e salumi è proprio quello dell’infanzia e dell’adolescenza. I rischi che si corrono altrimenti sono purtroppo oggetto di cronaca ormai settimanale.

Quali sono i punti forti di questo vostro progetto comune? E i punti su cui c’è ancora da lavorare?

Il punto forte è la capacità di diffondere un messaggio chiaro, semplice e scientificamente fondato che lega la Dieta mediterranea (con la sua quota di proteine animali) al benessere nutrizionale e all’equilibrio ambientale. Perché la Dieta mediterranea è tutt’altro che una dieta vegetariana e non è assolutamente una dieta vegana: è un modello in cui carne e salumi (e formaggi e uova) sono presenti in maniera equilibrata, insieme ai carboidrati e alla frutta e alla verdura.

Un altro atout è sicuramente quello di essere stati in grado di utilizzare al meglio sia mezzi di comunicazione tradizionale sia i social network, Internet e, in generale, i mezzi di comunicazione digitale.

Adesso, a partire da quanto fatto per i bambini, dovremo declinare questo progetto per le varie categorie di consumatori: gli anziani (che rischiano l’inappetenza e quindi perdita di massa muscolare e tutti i rischi per la salute derivanti dalla malnutrizione), gli sportivi (con la loro necessità di proteine nobili), le donne in gravidanza (rischio di carenza di ferro e vitamina B12 che incide sullo sviluppo del feto), eccetera.

Come è stata la risposta del pubblico agli eventi che avete organizzato durante l’anno appena trascorso?

Sintetizzerei la risposta del pubblico con tre aggettivi: interesse, partecipazione, condivisione. Abbiamo sperimentato grande attenzione per un messaggio che, dopo anni di campagne contro la carne, avrebbe potuto apparire strano. Tuttavia veniva riconosciuto immediatamente come razionale, moderato e condivisibile.

Un punto importante di questo Progetto, oltre alla sostenibilità e alla Clessidra Ambientale, è l’italianità. Pensate che il modello zootecnico italiano, esempio europeo di sostenibilità, possa essere esportato anche nel resto del mondo?

L’Italia ha senza dubbio un modello alimentare unico e un sistema produttivo tra i più avanzati al mondo: con Expo il nostro paese è riuscito e mettere questo modello al centro del dibattito internazionale.

L’Italia in questo deve mantenere il suo ruolo guida nell’agroalimentare: il che significa insegnare le best practice del nostro Paese ed essere capaci di accogliere nel nostro modello le innovazioni positive, mantenendo dritta la barra della qualità e della salubrità senza battaglie ideologiche o opinioni preconcette. Un atteggiamento che abbiamo sempre avuto e che è alla base del successo del nostro Paese (altrimenti oggi in Italia non avremmo, per fare qualche esempio, i pomodori, il mais, la patata e nemmeno il kiwi, di cui siamo oggi il principale produttore mondiale).