Africa, proteine animali contro la malnutrizione

Creare una catena agroalimentare in Burundi, insegnare alle famiglie come gestire la propria microeconomia ed educarli al rispetto della legalità, con lo scopo fondamentale di contribuire a ridurre la malnutrizione (soprattutto quella infantile) dei Paesi in via di sviluppo, attraverso l’utilizzo di prodotti locali. Intorno a questo ambizioso scopo ruota Buslin, la startup ideata e realizzata da André Ndereyimana, nato in Burundi nel 1979 e laureato con lode in Scienze e tecnologie agroalimentari all’Università di Viterbo, grazie a una borsa di studio. Dopo aver lavorato nel campo della cooperazione internazionale, in Burundi, per un’organizzazione locale di contadini occupandosi di progetti per la trasformazione di prodotti tropicali, nel 2013 ha iniziato il Dottorato di ricerca in Italia, sempre nel campo agroalimentare, dando vita alla startup di cui vogliamo parlarvi.

È dalla gravità del problema della malnutrizione in Burundi che nasce l’idea del tuo progetto?

Sì. Bisogna fare una distinzione però. Il problema della sottoalimentazione colpisce il 70% della popolazione. La malnutrizione, invece, arriva al 46%, per i bambini anche al 50%. La malnutrizione cronica raggiunge il 28%, mietendo anche diverse vittime. Dall’analisi di questi dati e dei bisogni delle famiglie del Burundi, è nata l’idea di mettere in piedi questa rete di produttori rurali e periurbani, basata su alimenti animali altamente proteici, ma anche sul miele, dal momento che le famiglie possono produrlo da sole. In seguito, grazie al premio vinto con Dr Startupper 2015, ho avuto a disposizione i soldi sufficienti per avviare la parte amministrativa del progetto: ora la startup esiste davvero e già stiamo aiutando le famiglie del Burundi. Abbiamo api e maiali, ma puntiamo ad allargare la nostra offerta.

Come funziona la vostra catena agroalimentare?

Funziona, in una parola, come una microsocietà. La startup compra gli animali da allevare e li dà alle famiglie come credito in natura, con un contratto stipulato tra Buslin e le singole famiglie. Queste ultime non dispongono di abbastanza soldi per comprare gli animali direttamente, così all’aspetto monetario ci pensiamo noi: loro devono preoccuparsi di allevare bene gli animali, avvalendosi anche della nostra assistenza tecnica e delle cure veterinarie che forniamo noi. Non ci preoccupiamo solo di dar loro gli animali, ma vogliamo anche insegnare alle famiglie come gestire la propria microeconomia.

Quali sono i vantaggi per le famiglie che assistite?

Primo: le famiglie ottengono il credito a rischio zero. Nel contratto, noi non chiediamo nulla in caso di problemi o morte precoce degli animali. Noi guadagniamo solo se guadagnano le famiglie, non sugli interessi. Secondo: l’animale rappresenta una riserva monetaria su piede. Dopo un mese dal contratto, produce almeno 3-4 euro. In questo modo, le famiglie riescono a incrementare il loro reddito pro capite annuo del 30% e ad acquisiscono libertà finanziaria. Terzo: l’animale produce il letame, il terzo prodotto di valore in Burundi, fondamentale per la fertilizzazione organica. Quarto: quando arriva il momento di vendere l’animale per macellarlo, cerchiamo noi il miglior mercato possibile. Infine, essendo le famiglie dislocate in Burundi, è impossibile che l’epidemia di turno possa colpire tutti i nuclei sparsi sul territorio. Così, la catena viene salvaguardata.

Quali sono i riscontri che stai avendo da Buslin?

I risultati sono molto buoni, ma dobbiamo infatti trovare soldi per allargare il numero di famiglie della nostra rete. Abbiamo tantissime richieste. Voglio raccontarti un episodio significativo. Ci sono famiglie che di religione non possono allevare i maiali. Abbiamo avuto a che fare con un signora che aveva cambiato religione, ritrovandosi a non poter più allevare il suo maiale. Quando abbiamo fatto i conti per liquidare il contratto, ha capito che si stava privando di parecchi soldi e allora non ha più voluto uscire dalla nostra rete. Lo racconto perché è un segnale positivo di svolta.

Quali sono i vostri obiettivi a medio termine?

L’obiettivo a medio termine di tre anni è di arrivare a 1000 famiglie e di cominciare la macellazione con impianti moderni, affinché la trasformazione agroalimentare rispetti igiene e sicurezza. Tieni presente che una scrofa partorisce due volte all’anno, svezzando 12 figli, e risponde a un investimento di circa 50 euro. Dopo un anno arriva a 150 euro di valore, senza contare la prole. (Ogni scrofa produce 6 maialini per la startup e gli altri 6 per la famiglia). Abbiamo anche l’obiettivo di insegnare loro a mangiare bene, riducendo le carenze proteiche e aumentando la loro libertà finanziaria insieme alla fertilità dei terreni. Ma abbiamo anche un programma di educazione della mentalità. Le famiglie devono avere un atteggiamento corretto nella gestione dei beni, fondato sulla legalità.

Se volete supportare “Adotta un suinetto”, l’iniziativa di André Ndereyimana, lo potete fare attraverso il sito Buonacausa.org

 

Fonte: Orsa Minore